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Forchettoni

, 11 Marzo 2015

Girando tra i banchi di un supermercato lo sguardo cade su una graticola e su un forchettone da barbecue, di quelli che si usano per girare la carne senza scottarsi; il prezzo è pochi euro, con una decina porti a casa entrambi.

La mente va ai capitoli centrali di Esodo, dal 25 al 30, quelli in cui l’Eterno prescrive a Mosè le istruzioni per la costruzione del tabernacolo e degli arredi; gli dice anche di fabbricare degli utensili per l’altare dei sacrifici, tra cui le palette, la graticola, i forchettoni (Esodo 27:3-4); poi ordina di purificare e consacrare il tutto, tabernacolo, arredi e utensili (Esodo 30:26-28); da quel momento erano cose santissime destinate a un unico uso, il culto del Signore. Erano santificati, appartenevano al Signore, non potevano essere utilizzati per altri scopi; potevano essere usati e addirittura toccati solo dai sacerdoti: nel quarto capitolo di Numeri, l’Eterno ordina sì ai Leviti di trasportare tutti gli oggetti del tabernacolo ma solo dopo che i sacerdoti li avevano protetti e nascosti con le pelli di delfino per evitare che mani non pure potessero toccarli.

In sostanza, oggetti di uso comune del valore di pochi soldi venivano nobilitati diventando necessari per il corretto svolgimento dei sacrifici che erano il fulcro del culto all’Eterno.

Una cosa simile succede a chiunque per fede diventi figlio di Dio e faccia di Cristo il Signore della sua vita: l’Eterno lo prende e lo consacra a sè, lo santifica, lo mette a parte (questo il significato primario di santo, il cui termine ebraico deriva da una radice che vuol dire separato), perché sia a Suo servizio e Sua gloria e sia la Sua gioia. Non è meraviglioso?

Dio prende degli uomini ordinari come me e come te, peccatori quanto e più di tutti gli altri, squallidi, miseri e indegni quanto e più di tutti gli altri e, come per i forchettoni del tabernacolo, li fa diventare speciali, ne fa strumenti consacrati. Come quei forchettoni non avevano niente di diverso da quelli utilizzati dalle persone comuni nella vita di tutti i giorni se non il fatto di essere stati consacrati, così il discepolo di Cristo non ha niente di più, niente di meglio di un qualunque altro uomo, se non l’essere stato santificato da Dio.

Davanti a questa grazia, non possiamo che piegare le ginocchia e pregare: Signore, Ti appartengo, usami a Tua gloria!

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