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Meritatelo

, 29 Novembre 2014

Anni fa vidi un film di Steven Spielberg molto famoso, Salvate il soldato Ryan, ambientato durante la seconda guerra mondiale. E’ la storia di un soldato americano che combatte in Europa, i cui fratelli, anch’essi soldati, muoiono l’uno dopo l’altro; la loro madre, allora, si rivolge al Presidente degli Stati Uniti affinché risparmi l’unico figlio rimastole. Viene allora organizzata una operazione per recuperare il soldato Ryan che si trova in territorio nemico; la missione riesce ma costa la vita di alcuni soldati; viene colpito anche il comandante della spedizione, John Miller, che, prima di morire, sussurra a Ryan una parola: MERITATELO.

Questa esortazione, meritatelo, meritati il sacrificio che io e i miei soldati abbiamo fatto per salvare la tua vita, mi colpì molto perchè mi immedesimavo in Ryan e pensavo a come la mia vita sarebbe cambiata dopo una vicenda del genere.
Da quel giorno in avanti non sarei più stato padrone della mia vita, libero di poter fare quello che volevo, libero di fare il bene ma anche il male, di utilizzare proficuamente la mia vita oppure di buttarla via; da quel giorno, tutto sarebbe cambiato.

Se qualcuno muore al tuo posto, non puoi più considerare la vita come un dono gratuito ma come qualcosa pagato a carissimo prezzo; non devi più rendere conto solo a te stesso ma anche a chi è morto al posto tuo e ai loro familiari; se qualcuno muore al tuo posto, ti sentirai obbligato moralmente a comportarti in una certa maniera, avvertirai su di te lo sguardo delle loro famiglie di chi si è sacrificato per te. Non potrai fare niente per meritarti quel sacrificio, ma farai il possibile per comportarti in maniera degna.
Questo è quello che pensavo tanti anni fa. Poi un giorno benedetto di dieci anni fa, ho scoperto, o meglio, ho realizzato che qualcuno era veramente morto al mio posto. E ho intravisto nella vicenda di Ryan una illustrazione della salvezza del peccatore da parte di Gesù Cristo, ho intuito che la mia posizione è in un certo senso simile alla sua.

Come Ryan, ero impegnato in una guerra, una guerra spirituale, in cui ero destinato a soccombere, quando qualcuno da lontano, o meglio, dall’alto mi è venuto a salvare gratuitamente.Anche per me, è stata organizzata una missione, un capitano è stato mandato in territorio nemico per cercarmi e portarmi in salvo. Per Ryan era Miller, per me Gesù; per entrambe le missioni, il movente era l’amore, per Ryan quello della madre, per me quello del mio Padre celeste.

Per entrambi è stato pagato un riscatto molto alto, qualcuno è morto al posto nostro. Nel caso di Ryan era un gruppo di soldati, per me addirittura l’Unigenito Figlio di Dio, quindi un prezzo ben più alto, anzi infinito, come infinita è la seconda persona della Trinità.

A Ryan, il sacrificio dei soldati ha donato il prolungamento della vita terrena; a me, il sacrificio di Cristo ha donato la vita eterna. Per Ryan e per me, il prendere coscienza del sacrificio fatto per noi non può non cambiare la nostra vita; dopo un tale gesto non siamo più padroni della nostra vita. Non saremo mai in grado di meritarci quel sacrificio ma dobbiamo cercare di comportarci nel modo più degno e giusto possibile.

Ma, tra le tante, c’è una differenza fondamentale trai due sacrifici: nel film John Miller muore e non può aggiungere niente al sacrificio della propria vita; da morto non può più fare niente per Ryan.

Il mio Signore Gesù Cristo, invece, dopo tre giorni è risuscitato e, attraverso il suo Santo Spirito, vive in me e in tutti coloro che credono in Lui. E solo lasciandoci guidare dallo Spirito, permettendo che la Sua divina potenza operi in noi, lasciando che Cristo viva e regni in noi possiamo onorare Dio, piacere a Lui, comportarci in maniera degna di Cristo.

 

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