Radio Risposta Web

La vita non è un gioco

Ogni giorno, alle ore 1.45,  8.40, 15.45, 22.45, nella rubrica giornaliera LA VITA NON E’ UN GIOCO.

LA VITA DI GEORGE MULLER

Adattamento radiofonico da:
LA VITA DI GEORGE MULLER

E’ La storia di un uomo di fede e preghiera, il quale ha osato credere che Dio era potente da provvedere a tutti i suoi bisogni, sia personali sia quelli di migliaia di orfani di cui si stava prendendo cura.

Giorgio Muller ( 1806-1898 ) è l’uomo di Dio noto per aver fondato parecchi orfanotrofi e, così, accolto migliaia di bambini che la grande città di Londra lasciava che si trascinassero nei quartieri più poveri o alloggiassero nelle sue prigioni. Egli non disponeva personalmente di nessuna risorsa: la sua fede contava sui doni che Dio gli mandava sempre al momento opportuno in risposta alle sue preghiere. Ecco che una mattina non rimase più denaro nelle casse di uno degli orfanotrofi e nelle sue cucine non c’era la minima provvista. Fiducioso, nonostante tutto, Muller scese nel refettorio: “I bambini erano seduti al loro posto, annota nel suo quaderno, sulle tavole c’erano i piatti e le scodelle, ma tutti i piatti erano vuoti”. In piedi, in mezzo ai ragazzi, Muller ringrazia Dio per quello che vorrà dare loro. Mentre sta terminando la sua preghiera, bussano alla porta: è un suo vicino, il fornaio, non ha potuto dormire e per tutta la notte, ha pensato che gli orfani avrebbero avuto bisogno di pane; così ne porta. Appena uscito costui, arriva il lattaio che dice: “L’assale del mio carro che impiego per la consegna a domicilio del latte si è rotto proprio davanti alla vostra casa. Devo scaricarlo per farlo riparare. Potete utilizzare questo latte?
“Nessuno di quelli che sperano in Te sarà confuso” ( Salmo 25:3 ).

LA RAGAZZA CHE VIVEVA CERCANDO DIO

Adattamento radiofonico da:
LA RAGAZZA CHE VIVEVA CERCANDO DIO
Traduzione di L. Geymonat (GBU, Roma).

Era nata a Toronto il 17 dicembre 1901. I suoi genitori, Sam e Alice Millar, erano cristiani, ma quando era studentessa all’Università della British Columbia un professore la prendeva in giro per aver accettato ciecamente la fede dei suoi genitori.
Da quel momento decise di mettere tutto in discussione; si gettò nella vita studentesca e fu presto una delle studenti più famose dell’università: vivace, attraente, una ballerina meravigliosa e una luce guida nella Dramatic Society. Ma niente di tutto questo la appagava, finché non giunse a una vera conversione a Cristo.

Isobel si iscrisse al Moody Bible Institute di Chicago. Per sopravvivere lavorava per lunghe ore come cameriera imparando molte lezioni sul “vivere per fede”.
Quando Isobel si offrì volontaria per servire con la China Inland Mission, fu inizialmente respinta. Fu per lei un momento doloroso, ma le servì per formare il suo carattere e acquisire una maggiore umiltà. Il ritardo le diede l’opportunità di servire in una missione evangelistica femminile a Vancouver – una preparazione inestimabile per il campo di missione. Molte delle giovani donne che raggiunse divennero perseveranti sostenitrici della preghiera del suo futuro ministero tra la gente di Lisu.

Isobel salpò per la Cina nel 1928 e iniziò l’addestramento linguistico. Dopo un anno sposò John Kuhn, anch’egli al servizio del CIM, che era arrivato in Cina qualche tempo prima di lei. Tra il 1929 e il 1934 John e Isobel prestarono servizio a Chengchiang, e poi a Tali, nella provincia dello Yunnan, nella Cina sud-occidentale. Nel 1934 si trasferirono nelle montagne del North West Yunnan per lavorare tra il popolo animista di Lisu.

I suoi resoconti riportano modo in cui Dio usa la preghiera di intercessione per promuovere i suoi propositi. Dopo un incontro significativo, in cui un leader tribale rinunciò a una faida di lunga data, Isobel registrò l’ora esatta, sapendo che doveva esserci stato un preciso  sostegno alla preghiera.
Mesi dopo un anziana sostenitrice della preghiera scrisse chiedendo cosa fosse successo in quella data e in quel momento. Questa signora aveva avuto un tale peso di intercedere per il villaggio dei tre clan che aveva telefonato a due amiche. Tutte e tre rimandarono le faccende domestiche e trascorsero la mattinata a intercedere per i clan rivali.
Isobel commentò: “Ora questi guerrieri di preghiera non erano apparentemente dei potenti della terra. La signora K era delicata, aveva un cuore. La signora W si aspettava un’operazione seria e la signora J stava diventando cieca. Tutti e tre erano troppo fragili fisicamente per attraversare la piccola città e riunirsi in un unico luogo, ma ognuna di loro era unita alle altre nello spirito”.

Nel 1950 il conflitto tra comunisti e nazionalisti rendeva insostenibile la situazione dei missionari. Isobel e Daniel fuggirono oltre il confine con la Birmania e tornarono in America, dove si riunirono con la figlia Kathryn che era ormai al college. A John fu chiesto di esaminare i bisogni di lavoro evangelistico tra le tribù del nord della Thailandia. Scrisse a sua moglie: “Il campo è davanti a noi. La porta è ancora aperta. Il governo è amichevole. Le tribù sono accessibili. Il tempo potrebbe essere breve. I missionari sono stati in Thailandia per più di cento anni e tuttavia non sono stati in grado di andare oltre il popolo thailandese fino agli aborigeni delle montagne. Se non facciamo da pionieri, potrebbero non essere mai raggiunti”.

Isobel fu inizialmente spaventata. A cinquant’anni doveva tornare ad arrampicarsi su sentieri accidentati, imparare un’altra lingua? Aveva già lavorato sulle lingue cinese e lisu. Adesso avrebbe dovuto studiare anche il Thai? Ma il Signore la convinse. ‘Scegliere la facilità piuttosto che lo sforzo è scegliere il decadimento lento’. O, come disse Amy Carmichael in modo memorabile, “Arrampicati o muori!”.

Gli anni di esperienza di John e Isobel tra i Lisu li avevano perfettamente equipaggiati per il loro nuovo ruolo. Con il cuore spezzato lasciarono i loro due figli e John ha prese postocome sovrintendente del lavoro tribale nel nord della Thailandia. Isobel creò una meravigliosa base di appoggio per i missionari a Chiengmai, dando ospitalità a numerosi missionari, accompagnando le donne missionarie nei loro nuovi posti e aiutando ad insediarsi e impegnandosi nell’evangelizzazione ogni volta che poteva.

Apparentemente al culmine della sua utilità, a Isobel fu diagnosticato un cancro al seno e dovette tornare negli Stati Uniti per cure mediche. Insistette che suo marito completasse il suo attuale mandato di ministero in Tailandia, quindi furono separati dal novembre 1954 al settembre 1955.

Mentre Isobel lottava con il cancro per gli ultimi due anni della sua vita, riuscì a scrivere cinque libri ognuno dei quali avrebbe ispirerato molti a pregare e lavorare per la missione.
Per un po’ Isobel fu in grado di godersi la compagnia di sua figlia, poi Kathryn partitì per il servizio missionario in Thailandia, sapendo che difficilmente avrebbe rivisto sua madre. Isobel prese in affitto una piccola casa a Wheaton e si stabilì a casa con Danny, allora undicenne. Nel settembre 1955 John la raggiunse;  era chiaro che non aveva molto da vivere. Tranquillamente, con pazienza, con il senso della Sua presenza così vicino, attraversò “l’ultima macchia”.

Isobel Kuhn,  morì il 20 marzo 1957. Aveva cinquantacinque anni.

La vita di Isobel Kuhn fu relativamente breve, ma fu estremamente significativa. Il ministero che lei e suo marito esercitarono tra i Lisu lasciò un’eredità duratura. La sua vita e i suoi scritti hanno ispirato molte persone, non solo all’impegno per la missione, ma ancor più fondamentalmente alla consacrazione di tutta la vita al Signore.

UNA PERLA PREZIOSA PER LA CINA

Adattamento radiofonico da:
UNA PERLA PREZIOSA PER LA CINA
di Fratello Davide (CLC).

E’ la storia incredibile ma vera di un ex marine americano, conosciuto come Fratello Davide , e della sua coraggiosa squadra di “contrabbandieri”  di Bibbie . Il loro scopo era quello di attraversare la cortina di Bambù con 10 milioni di copie della Parola di Dio, 10 milioni di spade dello Spirito!
Una storia, stimolante e carica di suspense, che rivela le battaglie e i trionfi di chi ha fiducia in Dio anche per l’impossibile.

NERO MA LIBERO

Adattamento radiofonico da:
NERO MA LIBERO
di Tom Skinner (Voce della Bibbia).

Tom Skinner ha iniziato la sua carriera ministeriale a metà degli anni ’60 con le crociate evangelistiche nella città di New York Harlem, dove era cresciuto. Ha avuto l’opportunità di parlare e influenzare innumerevoli individui, gruppi e organizzazioni, dai membri del Congresso ai New York Yankees ai funzionari della IBM Corporation. Ha anche prestato srvizio come cappellano per i Washington Redskins della National Football League.

Non preoccupato di vincere contest di popolarità, Skinner ha offerto una critica persistente della cultura di maggioranza, compresi gli evangelici bianchi, sfidando i suoi ascoltatori a risolvere i problemi di ingiustizia razziale e sociale. Ma quelli che lo conobbero meglio erano d’accordo sul fatto che egli era, prima di tutto, un evangelista che cercava di portare i non  credenti a Cristo e sfidare i credenti all’obbedienza.

In “Nero ma libero“, che scrisse nel 1968, Tom Skinner racconta la sua vita da capobanda ad Harlem, e come la Divina Provvidenza lo avesse protetto quando, dopo essersi convertito, andò al luogo di incontro della gang per ritirarsi dalla sua appartenenza – una cosa che nessuno avrebbe mail fatto senza subirne gravi conseguenze.
Il resto della storia coinvolge anche la mano di Dio, con un ministero efficace e sempre più ampio come evangelista in tutti gli Stati Uniti, Guyana, Bermuda, Barbados, Giamaica e altrove.
Un racconto che documenta la preoccupazione di Tom di riconciliare popoli, neri e bianchi, urbani e suburbani, evangelici e “liberali”, sostenitori del social-gospel e di quelli che guardano il mandato evangelico in senso più ristretto.

Negli ultimi nove anni, attraverso il Tom Skinner Associates Learning Center, Skinner ha lavorato con i giovani poveri della città di Newark, nel New Jersey, cercando di maturarli spiritualmente fornendo competenze tecniche per una carriera professionale.

Tom Skinner, che ha plasmato un’intera generazione di leader evangelici neri, è morto il 17 giugno al Norfolk . Aveva 52 anni.

SUNDAR SING

Adattamento radiofonico da:
SUNDAR SING
di Arthur Parker (Claudiana).

Sundar Singh nacque in una famiglia Sikh nel villaggio di Rampur Kataania, nel nord dell’India.

Fu nominato membro della religione Sikh. Prima della sua conversione, Sundar frequentò una scuola elementare gestita dalla Missione presbiteriana americana, dove il Nuovo Testamento veniva letto quotidianamente come un “libro di testo”. Sundar si rifiutava di leggere la Bibbia durante le lezioni quotidiane. In qualche misura l’insegnamento del Vangelo sull’amore di Dio lo attraeva, ma pensava che fosse falso.

Nel mezzo a questo travaglio interiore, mentre aveva solo quattordici anni, sua madre, una donna pia e amorevole, morì. Sundar entrò in una profonda crisi di fede. Nella sua rabbia, bruciò in pubblico una copia di uno dei vangeli. Nel giro di tre giorni Sundar Singh non sopportò più la sua sofferenza. Una notte, nel dicembre 1903, si alzò dal letto e pregò che Dio gli si rivelasse, se davvero esisteva. “Avevo intenzione di buttarmi sotto al treno che passava vicino alla nostra casa”. Per sette ore Sundar Singh pregò. “O Dio, se c’è un Dio, rivelati a me stasera.” Il prossimo treno sarebbe passato alle cinque del mattino. Le ore passarono. All’improvviso la stanza si riempì di un bagliore. Un uomo apparve davanti a lui. Sundar Singh udì una voce che diceva: “Fino a quando mi rinnegherai? Sono morto per te, ho dato la mia vita per te”. Vide le mani dell’uomo, trafitte dai chiodi.

Gesù era l’ultima persona che Sundar cercava. Dopotutto, Gesù era il “dio straniero” degli insegnanti cristiani della sua scuola. Stupito che la sua visione avesse preso l’inaspettata forma di Gesù, Sundar fu convinto nel suo cuore che Gesù era il vero Salvatore, e che era vivo. Cadde in ginocchio sperimentando una sorprendente tranquillità mai provata prima.

L’incontro con Gesù fu solo l’inizio per Sundar Singh. Era un Sikh e i sikh avevano sopportato terribili persecuzioni, di conseguenza erano fieramente leali alla loro fede e tra loro. La conversione al cristianesimo era considerata un tradimento e ogni sforzo per farlo riconsiderare la sua conversione fu vano.

Nonostante le minacce della sua famiglia, Sundar volle essere battezzato. Dopo che suo padre pronunciò parole di rifiuto ufficiale su di lui, Sundar divenne un emarginato dal suo popolo.

Le chiese indiane convenzionali erano disposte a concedergli un pulpito, ma le loro regole erano estranee al suo spirito. In effetti, sentiva la ragione principale per cui il Vangelo non veniva accettato in India era perché veniva presentato in modo estraneo alla loro cultura. Decise quindi di diventare un sadhu, così da potersi dedicare al Signore Gesù. Era convinto che questo fosse il modo migliore per presentare il Vangelo alla sua gente poiché era l’unico modo al quale la sua gente era abituata. Come un sadhu, indossò una tunica gialla, visse della carità degli altri, abbandonò ogni possesso e rimase celibe. In questo stile di vita, era libero di dedicarsi al Signore. Vestito con la sua sottile tunica gialla, Sundar Singh iniziò una vita di diffusione del semplice messaggio del Vangelo, il messaggio di amore, pace e rinascita attraverso Gesù. Non portava nulla con sé, solo un Nuovo Testamento.

Lo straordinario predicatore Sadhu Sundar Singh, fu definito l’apostolo Paolo dell’India.

IL CORAGGIO DI AMARE

Adattamento radiofonico da:
IL CORAGGIO DI AMARE
di  Jacqueline Favre (Ed. EUN).

Jacqueline Favre, era una madre del tutto normale, con un marito che l’amava e due figli indipendenti. Tuttavia, in una bellissima giornata estiva, bastarono tre parole per travolgere la sua vita… tuo figlio è in astinenza!
Ma Jacqueline Favre, abituata da sempre a prendere in mano tutte le situazioni, con decisione ha combattuto per il figlio drogato, e questo coraggio di amare non è stato vano.

Il coraggio di amare racconta questo suo combattimento per il figlio. Una storia vera che infonde forza e speranza.

OMBRE AZTECHE; APPUNTI DI VIAGGIO

Adattamento radiofonico da:
OMBRE AZTECHE
di Rossana Giorgi (Ed. Soli Deo Gloria).

Una chiamata, l’esperienza di un viaggio, un full immersion nella cultura messicana, il servizio, la gioia, ma anche prove, difficoltà, lutto e dolore…

VOLO OLTRE CORTINA

Adattamento radiofonico da:
VOLO OLTRE CORTINA
di Hans Martin Braun (Ed. EUN).

Hans M. Braun, nato nel 1934 nel Sud della Germania, In questa storia racconta le sue esperienze sotto forma di appassionante romanzo. Un’azienda tedesca conclude un contratto con la Russia, ma viene poi presa di mira dallo spionaggio industriale sovietico. Uno degli uomini dell’azienda, appassionato pilota, in occasione di una visita in Unione Sovietica fa scoperte sensazionali in una chiesa clandestina locale.
Effettua senza autorizzazione un volo oltre la frontiera finlandese e provoca conseguenze inattese…
Il comunismo è dato per morto, ma i suoi effetti devastanti non sono ancora scomparsi. In molte parti del mondo la Chiesa continua a soffrire.
Questo racconto aiuta a non dimenticare e sprona a confidare sempre più in Gesù Cristo, il Signore che non abbandona.

MORTE DI UN GURU

Adattamento radiofonico da:
MORTE DI UN GURU
di Rabindranath R. Maharaj (Ed. CLC).

Rabindranath R. Maharaj discende da una lunga stirpe di sacerdoti e di guru bramini e fu educato allo scopo di divenire uno yoghi. Si esercitava per lunghe ore al giorno in misteriosi riti e preghiere e nell’adorazione dei suoi numerosi dei. Durante le sue meditazioni cadeva in trance, entrava in contatto con degli «spiriti», vedeva luci psichedeliche, udiva musiche misteriose e veniva trasportato in altri mondi. Rabi approfondì le sue conoscenze nel campo dell’astrologia e ottenne il titolo di pundit induista. La popolazione lo adorava come un dio e deponeva delle offerte ai suoi piedi.

Quando, col passare del tempo, il giovane guru cominciò a sentirsi deluso, iniziò a rimettere in discussione le sue conoscenze ed esperienze mistiche.

Nella sua biografia l’autore descrive vividamente ed onestamente la vita indù e i suoi costumi, spiega la sua difficile ricerca del significato della vita e la lotta sostenuta quando dovette fare una scelta fra l’induismo e Cristo.

VAGABONDA PER IL SIGNORE

Adattamento radiofonico da:
VAGABONDA PER IL SIGNORE
di Corrie Teen Boom (Ed. Uomini Nuovi).

Corrie Teen Boom è anche l’autrice del best seller IL NASCONDIGLIO, l’affascinante avventura, vissuta dalla sua famiglia, per procurare nascondigli agli ebrei perseguitati dai nazisti durante l’ultima guerra.

Per questa ragione Corrie perse il padre e una sorella nei lager dove lei stessa trascorse diversi mesi, sfuggendo alla morte solo per un miracolo di Dio. Dal giorno della sua liberazione fino alla sua morte non ha cessato di girare il mondo per condividere la sua fede.

Corrie Ten Boom si era autodefinita VAGABONDA PER IL SIGNORE: le sue valigie erano sempre pronte per intraprendere nuovi lunghi viaggi in tutto il mondo. La fede semplice e straordinaria di questa donna ha scosso migliaia di persone portando sempre una risposta personale ad ognuno.

Ama il tuo nemico
pensieri sul perdono, di Corrie ten Boom

Lo avevo incontrato in una chiesa di Monaco: un uomo tarchiato, con un soprabito grigio, i capelli radi e un cappello di feltro marrone stretto fra le mani. La gente stava uscendo dal seminterrato dove avevo appena finito di parlare, spostandosi lungo le file di seggiole verso la porta posteriore. Si era nel 1947, ed ero venuta dall’Olanda nella Germania disfatta, con il messaggio di un Dio che perdona.
Era la verità che più avevano bisogno di sentire in quel Paese amaro, distrutto dalle bombe, e io, nel corso della conferenza, avevo presentato loro una mia immagine preferita. Forse perché il mare non è mai lontano dalla mente di un olandese, amavo pensare che proprio lì venissero gettati i peccati perdonati. “Quando confessiamo i nostri peccati,” avevo detto, “Dio li getta nel più profondo degli oceani, e spariscono per sempre. E sebbene io non riesca a trovare nella Scrittura un verso che lo affermi, credo che Dio ponga sulle rive un cartello che dice: Vietato pescare.”

Volti solenni mi fissavano, senza osare credermi del tutto. Dopo un qualunque discorso fatto nella Germania del 1947, non c’erano mai domande. La gente si alzava in silenzio, in silenzio raccoglieva i soprabiti, in silenzio lasciava la stanza.
E fu lì che io lo vidi, mentre si apriva una strada fra gli altri. Per un momento lo vidi col soprabito e il cappello marrone; ma un momento dopo lo rividi in una uniforme azzurra, col berretto a visiera e l’insegna del teschio con le ossa incrociate. Rividi di colpo il grandissimo locale con le sue luci violente che piovevano dall’alto; il patetico mucchio di vestiti e scarpe al centro del pavimento; la vergogna di passare nuda davanti a quest’uomo. Potevo vedere davanti a me la fragile figura di mia sorella, con le costole che sporgevano sotto la pelle incartapecorita. Betsie, come eri magra!
Il luogo era Ravensbruck, e l’uomo che ora si apriva la strada era un guardiano, uno dei guardiani più crudeli.

Ora stava davanti a me e mi porgeva la mano: “Un bellissimo messaggio, Fräulein! Come è bello sapere che, come lei dice, tutti i nostri peccati sono nel fondo del mare!”
E io, io che avevo parlato così teneramente di perdono, piuttosto che stringere quella mano frugai nella mia borsetta. Certamente non poteva ricordarsi di me; come poteva ricordare una prigioniera fra quelle migliaia di donne?
Ma io lo ricordavo bene e ricordavo la frusta di cuoio appesa alla sua cintura. Mi trovavo faccia a faccia con uno dei miei aguzzini e il mio sangue sembrava raggelarsi.

“Nel suo discorso ha citato Ravensbruck,” stava dicendo. “Io vi sono stato come guardiano.” No, non si ricordava di me.
“Ma dopo,” proseguì, “sono diventato cristiano. So che Dio mi ha perdonato le cose crudeli che feci allora, ma vorrei udirlo anche dalle sue labbra. Fräulein,” e di nuovo mi tese la mano, “mi può perdonare?”
E io stavo lì; io, i cui peccati devono essere continuamente perdonati, e non potevo perdonare. Betsie era morta in quel posto; poteva egli cancellare la sua lenta terribile agonia soltanto chiedendolo?
Non potevano essere stati molti i secondi in cui egli stette lì con la mano tesa, ma a me sembrarono ore mentre lottavo con la cosa più difficile che mai avessi dovuto fare.
Perché dovevo farlo, lo sapevo. Il messaggio secondo il quale Dio perdona ha una condizione preventiva: che noi perdoniamo coloro che ci hanno offeso. “Se non perdoni agli uomini i loro falli,” dice Gesù, “neanche il tuo Padre Celeste perdonerà i tuoi.”
Conoscevo ciò non soltanto quale comandamento di Dio, ma anche come esperienza quotidiana. Dopo la fine della guerra avevo aperto una casa in Olanda per le vittime della brutalità nazista. Quelli che erano in grado di perdonare i loro antichi nemici erano anche capaci di ritornare nel mondo e ricostruire la loro esistenza, quali che fossero le cicatrici fisiche. Quelli invece che alimentavano la loro amarezza rimanevano invalidi. Era una cosa così semplice e così terribile.

Ed io stavo ancora lì, col freddo che mi stringeva il cuore. Ma il perdono non è un’emozione, sapevo anche quello. Il perdono è un atto di volontà, e la volontà può funzionare indipendentemente dalla temperatura del cuore. “Gesù, aiutami!” pregai silenziosamente. “Posso alzare la mia mano. Questo posso ancora farlo. Tu fammi avere il sentimento.”
E così, in modo legnoso, meccanico, posi la mia mano in quella tesa verso di me. E quando lo feci avvenne una cosa incredibile. Una corrente parti dalla mia spalla, scese lungo il braccio e balzò nelle nostre mani congiunte. E quindi questo calore risanante sembrò scorrere attraverso tutto il mio essere, facendo sgorgare le lacrime nei miei occhi.
“Ti perdono, fratello!” gridai. “Con tutto il mio cuore!”
Per un lungo istante ci stringemmo le mani, l’ex guardiano e l’ex prigioniera. Non avevo mai conosciuto l’amore di Dio in modo così intenso come allora. Ma anche così mi rendevo conto che non era il mio amore. Avevo tentato e non avevo avuto la forza. Era la forza dello Spirito Santo, come è riportato in Romani 5:5: “…perché l’amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori per lo Spirito Santo che ci è stato dato.”

(brano tratto dal libro “Vagabonda per il Signore”, edito da EUN)

GLI ANGELI DELL’INFERNO

Adattamento radiofonico da:
HELL’S ANGEL (GLI ANGELI DELL’INFERNO)
di Brian Greeaway e Brian Kellock (Ed. Uomini Nuovi).

L’’Hells Angels Motorcycle Club (HAMC, letteralmente in italiano “club motociclistico angeli dell’inferno”) è un’associazione motociclistica nata negli Stati Uniti e oggi diffusa in tutto il mondo, i cui membri, tradizionalmente, utilizzano motociclette Harley-Davidson… (Wikipedia).

Brian Greenway, era il presidente della banda degli HELL’S ANGEL.
Gli angeli dell’inferno racconta la sua storia e di come trovò Gesù nella prigione di Dartmoor.  Racconta anche la sua infanzia disfunzionale e la successiva vita di crimine e violenza. Era spesso dentro e fuori dalla prigione. La sua conversione a Cristo ha cambiato la sua vita per sempre e ha trascorso gli ultimi trentadue anni in prigione, questa volta però parlando di Gesù a migliaia di prigionieri, ponendo anche loro sulla strada del ravvedimento e della speranza.

Questa è una storia ispiratrice della grazia di Dio e della sua volontà di usare per i suoi piani ognuno di noi, qualunque cosa possiamo avere fatto.
Le esperienze di Brian come vittima di bullismo, rifiutato dalla sua famiglia, in cerca di autostima e conforto in una vita di alcol  e droghe, non riuscendo a trovare una risposta ai sentimenti mostruosi che covava dentro, lo ha portato ad una fede reale in Dio che è scaturita in un cambiamento radicale: da “mostro” a “missionario”! Questa è la storia di Brian, drammatica e qualche volta brutta, ma sempre vera.

SPERANZA PER CHI SOFFRE

Adattamento radiofonico da:
SPERANZA PER CHI SOFFRE
di Ruth Hickman (Ed. Uomini Nuovi).

La speranza in Dio non ha mai deluso nessuno. Ruth Hickman, una nota insegnante di Corsi Biblici, racconta con disarmante sincerità la struggente storia del difficile rapporto con la giovane figlia ribelle e drogata.

L’autrice tocca i cuori come pochi riescono a fare, commovendo fino alle lacrime. Ma ben presto il pianto si trasforma in gioia incontenibile, quando si realizza che davvero nessun problema è troppo grande per Dio e che, come ha promesso nella Sua Parola, la Bibbia, Egli non abbandonerà coloro che Gli appartengono.

Speranza per chi soffre è una storia vera avvincente come un romanzo e ricca d’insegnamenti per ogni persona pronta a confidare nell’infallibile volontà di Dio anche nei momenti di più cupa disperazione. “Quando non sappiamo più dove battere il capo, Dio si serve della Sua Parola piena d’amore per insegnarci che Egli è vivente ed è tutto ciò di cui abbiamo bisogno per risolvere i nostri problemi”.

IL FIGLIO DELLA PACE

Adattamento radiofonico da:
IL FIGLIO DELLA PACE
di Don Richardson (Ed. Uomini Nuovi).

Cannibali, cacciatori di teste che usavano il cranio delle loro vittime come cuscini, i Sawi della Nuova Guinea sembravano vivere all’età della pietra. Fra i Sawi, il tradimento era più che uno stile di vita: era un ideale che innumerevoli generazioni del loro popolo avevano concepito, somatizzato e perfezionato.

Per loro, “ingrassare d’amicizia” una vittima prima di un omicidio, era la forma più alta e gloriosa di tradimento. Gli eroi della leggenda Sawi non erano quelli che conquistavano il numero più alto di teste in battaglia o nelle imboscate, ma quelli che erano i più bravi a tradire le proprie vittime prima di ucciderle e decapitarle, facendo finta di essere amici.

Fu tra queste persone che la coppia missionaria canadese, Don e Carol Richardson, si recarono nel 1962 rischiando la vita per portare l’Evangelo, raccontando loro la storia del vero Figlio della pace, una figura che i Sawi conoscevano vagamente, grazie ai loro racconti mitologici.

Don e Carol Richardson, dopo un pericoloso viaggio in canoa nella foresta tropicale, costernati, scoprono che i Sawi, a causa della loro particolare cultura, giudicava il tradimento come la più alta delle virtù umane. Per questa popolazione indigena il personaggio di Giuda Iscariota era un eroe perché aveva tradito Gesù.
Una loro antica usanza tribale, il figlio della pace, offrirà a Don Richardson la chiave per la comprensione del Vangelo.

Questo è il racconto emozionante dell’avventura indimenticabile e vera dei conuigi Richardson, dalla cui  storia è stato anche tratto un film, girato nelle giungle del Pacifico Sud – occidentale. E’ un documentario di eccezionale valore per l’antropologia culturale. Una storia missionaria dei nostri giorni vissuta fra una delle popolazioni più primitive del mondo prima dell’impatto con la civiltà industriale.

JONI, UN PASSO AVANTI

Adattamento radiofonico da:
JONI, UN PASSO AVANTI
di Joni Eareckson Tada (Ed. Uomini Nuovi).

All’età di diciassette anni, Joni Eareckson tuffandosi subì un incidente che la lasciò paralizzata dal collo in giù. La storia della sua lotta per accettare e adattarsi al suo handicap e dare significato alla vita, viene raccontata in questa straordinaria autobiografia.

“La mia vita… e le vite di milioni di persone che la conoscono attraverso i suoi libri e la sua arte… sono state arricchite dall’eccezionale profondità della sua fede e sono state sfidate dalla sua grande riserva di coraggio”. (Billy Graham)

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Per anni ho pensato: “Gli incidenti capitano solo agli altri. Non si vedrà mai una sedia a rotelle in casa mia“. Non che volessi essere “snob”, stavo semplicemente vivendo quella realtà. La mia, era quel genere di famiglia sempre pronta a fare una partita a tennis o a prepararsi per una gita in campagna. In effetti, io e le mie tre sorelle più grandi, non ci eravamo mai slogate nemmeno una caviglia.

Tutto ciò cambio in un caldo pomeriggio di luglio del 1967, quando mia sorella Kathy ed io andammo alla spiaggia di Chesapeake Bay a fare una nuotata. L’acqua era scura e densa e non mi curai di controllarne la profondità prima di salire su una zattera ancorata al largo. Appoggiai i piedi sul bordo, respirai profondamente e mi tuffai. La mia testa urtò contro qualcosa di duro ed indietreggio con uno strattone. Provai una strana scossa alla nuca. Sott’acqua, intontita, mi sentii galleggiare trascinata dalla corrente, incapace di risalire in superficie. I miei polmoni sembravano scoppiare, ma quando fui sul punto di aprire istintivamente la bocca per respirare, sentii le braccia di mia sorella attorno a me, che mi sollevarono verso l’alto. “Kathy – farfugliai vedendo il mio braccio senza vita sulle spalle – ho perduto la sensibilità”. Un bagnante si precipitò in acqua per portarci la sua zattera. Qualcun altro chiamo un’ambulanza. Un’ora dopo, nella sala del Pronto Soccorso dell’ospedale, le infermiere tagliarono il mio costume da bagno e mi tolsero anche la collana e gli anelli. Mi girava la testa e cominciai a perdere coscienza, quando sentii il ronzio di un trapano vicino al mio capo.

L’incidente causato dal tuffo mi fece precipitare in un mondo strano e spaventoso di odori, antisettici, tubi e macchine. Per mesi stetti sdraiata su una struttura chiamata “Stryker’, fatta come un lungo sandwich di tela, sulla quale rimanevo a faccia in su per alcune ore e, poi venivo rigirata per evitare che si formassero delle piaghe, che vennero comunque. Persi cosi tanto peso, durante quei primi mesi, che le ossa cominciarono a spuntare fuori dalla pelle. Di conseguenza fui operata di nuovo e passai altri mesi sullo “Stryker”. Sprofondai in una profonda depressione. “Come hai potuto lasciare che tutto questo succedesse a me, Dio’? – chiesi – Ero già cristiana prima dell’incidente e se questa è la risposta alla mia richiesta di camminare più vicino a te, non mi fiderò più di pregare!” Ero ignara del fatto che i miei amici pregavano per me 24 ore su 24.  Lentamente, mentre passavano le settimane, cominciai a sentire un cambiamento. Poco alla volta la mia rabbia diminuì. La depressione cominciava a svanire. Senza che me ne rendessi conto, Dio stava abbattendo ogni mia resistenza attraverso la potenza e l’insistenza della preghiera. Notai il cambiamento durante la terapia di rieducazione. Alcune settimane prima avevo rigiutato ostinatamente di imparare a scrivere tenendo una matita fra i denti. Ma quello avvenne prima che incontrassi Tom, un giovane tetraplegico dipendente da un ventilatore d’ossigeno, il quale era molto più paralizzato di me. Egli aveva un atteggiamento allegro ed ottimista mentre, con buona volontà, permetteva alla terapista di inserire la penna nella sua bocca.
Mi vergognai delle mie lamentele. Tramite le preghiere dei miei amici e l’esempio di Tom, Dio mi stava mostrando una verità: “Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio ” (Romani 8:28) 

Forse, nel bene che Dio intendeva per me, non era compresa la guarigione fisica ma il Suo bene mi avrebbe insegnato ad avere un atteggiamento più flessibile, apprezzamento per le piccole cose, una più profonda gratitudine per le amicizie ed un carattere che avrebbe dimostrato pazienza, tolleranza e gioia che non dipendono dalle circostanze.

Oggi, nonostante i molti anni trascorsi da quel lontano 1967, ripeterei le stesse parole.

Non è stato facile, ma la potenza e la forza di Dio continuano a risplendere. D’altronde, Egli sa perfettamente come mi sento. Anche Lui ha sofferto. Siccome Gesù poté trasformare la Sua croce in un simbolo di speranza e libertà, posso io fare di meno? La mia sedia a rotelle è la prigione che Dio ha adoperato per liberare il mio spirito.

Da Joni and friends Italia (www.jafitalia.org)

LUNG SING, DALLA SCHIAVITU’ DELL’OPPIO ALLA LIBERAZIONE

Biografia di Lung Sing
Adattamento radiofonico da:
LUNG SING, DALLA SCHIAVITU’ DELL’OPPIO ALLA LIBERAZIONE
di Jan Pit (Ed. Uomini Nuovi, Ed. Porte Aperte).

 

DA FIGLIA DI SATANA A FIGLIA DI DIO

Biografia di Susan Atkins
Adattamento radiofonico da:
DA FIGLIA DI SATANA A FIGLIA DI DIO
di Susan Atkins e Bob Slosser (Sperling & Kupfer).
L’8 agosto 1969, si compiva quello che forse è il più orrendo crimine che la storia di questo secolo ricordi: la strage di Bel Air. L’attrice americana Sharon Tate, che era in attesa di un bambino, venne massacrata insieme ad altre sei persone nella sua villa di Bel Air da alcuni seguaci di Charles Manson. Tra essi vi era anche Susan Atkins, l’autrice di questa sconvolgente autobiografia, una ragazza pallida e scarna che da piccola si distingueva nelle lezioni di catechismo per l’ottimo profitto. Chi avrebbe potuto pensare che questa stessa ragazzina solo pochi anni più tardi avrebbe assassinato sette persone?
Da figlia di Satana, figlia di Dio è la testimonianza diretta di un doloroso cammino dalla chiesa alla strage, dall’adorazione di Satana, alias Charles Manson, alla rinascita in Cristo. L’itinerario di questo viaggio allucinante all’inferno con biglietto di ritorno è tracciato in modo da toccare i problemi esistenziali di una certa gioventù americana, senza valori cui aggrapparsi, con un disperato bisogno di credere in qualche cosa. È un lungo viaggio verso l’annientamento, attraverso ogni sorta di degenerazione, nello scenario di uno stravolto mondo californiano, con l’equivoco della droga, dell’alcool, del sesso, delle violenze più efferate: ma niente di tutto ciò dà quella felicità che si vuole raggiungere a tutti i costi.
Il profondo misticismo di Susan  la spinge a vedere in Charles Manson il nuovo redentore dell’umanità e a seguirlo ciecamente, fino all’orrendo crimine di Bel Air che porta i figli di Satana all’arresto e alla condanna a morte, poi commutata in ergastolo. E quella felicità che Susan non aveva trovato nell’adorazione di Satana arriva finalmente con la scoperta di Dio, di una fede vera e giusta, e Susan rinasce alla vita, anche se ha vissuto il resto della sua vita nella cella di un penitenziario della California fino alla sual morte avvenuta il 24 settembre 2009.

SEMINANDO LA PAROLA IN CINA

Biografia di Henrietta Hall Schuck
Adattamento radiofonico da:
SEMINANDO LA PAROLA IN CINA
di Dunaway Thomas S. (Edizioni Casa Editrice Battista).

Henrietta Hall Shuck è stata la prima donna americana a recarsi come missionaria in Cina. Insieme a suo marito ha dovuto affrontare innumerevoli difficoltà ma è stata anche abbondantemente benedetta da Dio perchè ha visto molti frutti del suo lavoro. Henrietta infatti ha avuto la gioia di aprire la prima scuola cristiana per bambini cinesi e di organizzare la prima chiesa protestante in Cina.

Il suo desiderio di far conoscere il messaggio della salvezza in Cristo è stato esaudito. Il libro, da cui è tratta la versione radiofonica, raccontando la storia di Shuck, si propone di spingere i lettori (e gli ascoltatori) ad una maggiore fedeltà nel far conoscere Cristo ad ogni persona di ogni luogo.

IL DIAVOLO ALLE CALCAGNA

Biografia di Louis Zamperini
Adattamento radiofonico da:
IL DIAVOLO ALLE CALCAGNA
di Louis Zamperini, Helen Itria (Ed. Centro Biblico, Napoli).

Nato a Olean, vicino a New York, da genitori italiani originari di Brenzone sul Garda, Louis Zamperini iniziò la sua carriera sportiva nel 1932, praticando sci di fondo. Passato all’atletica, nel corso degli ultimi tre anni di liceo rimase imbattuto dopo aver stabilito diversi record.

In casa Zamperini si parlava italiano, le conseguenti difficoltà con l’inglese avevano esposto il giovanissimo Louis alle angherie dei bulletti del quartiere. Il padre gli insegnò i rudimenti della boxe perché imparasse a difendersi, il fratello maggiore Pete lo portò in pista a correre per tenerlo lontano dai guai. Così Louis scoprì la sua vocazione per l’atletica.

Dal liceo all’Università della California del Sud, Zamperini si rivelò talento del mezzofondo, al punto che per lui era stato coniato il soprannome di “Torrance Tornado”. Di corsa in corsa, da Torrance il “Tornado” si era ritrovato a Berlino, in pista nei 5000 metri piani a rappresentare gli Stati Uniti sotto lo sguardo del Führer, che, irritato dalle prodezze del nero Jesse Owens, aveva apprezzato non tanto l’ottavo posto di Louis, quanto quel suo ultimo giro di pista, percorso, gran tempo per l’epoca, in appena 56 secondi.

Hitler volle incontrarlo per esprimere la sua ammirazione per quella volata finale. Ma l’elogio del dittatore non lasciò il segno. Nel 1940, svanito il sogno di partecipare alle Olimpiadi di Tokyo, cancellate a causa del secondo conflitto mondiale, fu arruolato come bombardiere nell’aviazione. Nel 1943 in un incidente aereo precipitò nell’Oceano Pacifico col suo B-24, resistendo per ben 47 giorni all’inclemenza del tempo, alla furia delle acque e ai proiettili giapponesi, cibandosi di solo pesce crudo assieme ad altri due commilitoni, di cui uno non sopravvisse. È in questo momento che, da ateo che era, inizia la sua conversione di fede. Zamperini inizia a vedere Dio come l’unico possibile salvatore, giurando di dedicargli la vita se dovesse sopravvivere.

Dopo 47 giorni fu infatti catturato dalla marina giapponese e deportato in una prigione militare comandata dal feroce sergente Mutsuhiro Watanabe che lo sottopose a numerose umiliazioni. Zamperini, eroe di guerra, trova la forza di resistere e sopravvivere e infine grazie alla fede che stava cominciando a vivere, trova la forza perfino di perdonare i suoi persecutori. Farà poi ritorno in patria al termine del conflitto. Continuerà la sua carriera olimpica tornando successivamente a Tokyo nel 1997, all’età di 80 anni, portando per un tratto la torcia olimpica in occasione dei Giochi olimpici invernali di Nagano del 1998.

 

Morto nel 2014, è stato ricordato dapprima nel libro Unbroken da Laura Hillenbrand (Mondadori) e successivamente da Angelina Jolie, nelle vesti di regista, nel film omonimo.

 

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