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Natale

, 13 Dicembre 2013

Capita spesso, passeggiando per le vie del centro di una qualunque città, di imbattersi in banchetti di volontari che cercano di sensibilizzare la opinione pubblica su problemi come la vivisezione, la sperimentazione sugli animali e in generale il maltrattamento degli animali, anche di quelli allevati a scopo alimentare.

Il problema è troppo complesso per parlarne in queste righe ma ci offre uno spunto di riflessione: quanti di quelli che stanno dietro al banco, avendone la possibilità, sceglierebbero di diventare anche solo temporaneamente topi, maiali, scimmie se con tale gesto potessero salvare o migliorare le condizioni di vita di quegli animali? Quanti di loro sceglierebbero di rinunciare, diciamo per un periodo di tre anni, ai loro diritti di esseri umani e di farsi rinchiudere in un laboratorio o in una gabbia, alla mercè di scienziati o di allevatori con pochi scrupoli, se in cambio ottenessero la liberazione dei poveri animali?

La risposta è scontata: nessuno! Nessuno uomo farebbe mai un gesto simile.

Ma c’è una persona che ha fatto molto più di questo. Duemila anni fa, in una remota provincia dell’impero romano, in una famiglia come tante altre, si potevano sentire i pianti di un neonato, simili a quelli di tanti altri bimbi che lo hanno preceduto e che lo hanno seguito; un bimbo apparentemente normale, che si faceva la pipì addosso, che camminava carponi, che piangeva per far sapere che aveva fame, freddo, sonno, fastidio perché non aveva altro modo di comunicare, come un neonato qualsiasi.

Ma solo apparentemente quel bimbo era normale perché si trattava del l’Emmanuele, il Dio con noi. Quell’esserino di pochi chilogrammi era la seconda persona della Trinità incarnata, vero Dio e vero uomo, in tutto e per tutto Dio e in tutto e per tutto uomo. E’ incredibile, non trovate? L’Eterno che nasce da donna, che viene alla luce con una gravidanza e un parto simile a quelli che miliardi di donne hanno avuto; Colui che per natura ha vita in sé stesso ed è la Vita, si incarna in un corpo mortale, è passibile di malattie e, per sopravvivere, deve dipendere dalle cure dei genitori; l’Onnipotente, l’unico che per natura è sufficiente a sé stesso, che non ha bisogno di altro e di altri, sceglie di farsi uomo e come tale dipendere da altro e da altri per il suo sostentamento; il Pane del cielo sceglie di farsi sfamare da Maria; il Creatore si sottopone a quelle leggi fisiche, gravità, invecchiamento, bisogno di nutrizione e di sonno, che Lui stesso ha creato.

Riuscite anche solo a immaginare atto d’amore e di umiltà più grande di questo; l’Iddio Onnipotente, il Re dei Re, il Signore dei Signori, l’Alfa e l’ Omega che si fa uomo?

Tra un panettone e l’altro, tra un pacchetto e uno spumante, in queste feste di Natale, fermiamoci e chiniamo il capo davanti a questo trascendente mistero. Prendiamoci del tempo per contemplare estasiati tale atto di amore, pieghiamo le ginocchia davanti al nostro Re Gesù Cristo e, completamente vinti dal Suo amore, rinnoviamo la nostra fede in Lui e il desiderio di appartenergli completamente.

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