Radio Risposta Web

I Santi

, 13 Ottobre 2025

Questo è uno di quegli argomenti che più o meno ciclicamente ritornano, e visto che abbiamo ricevuto l’ennesima mail in proposito abbiamo pensato di condividere la risposta che abbiamo dato ad un nostro ascoltatore anche in questo post.

L’argomento in questione è quello dei Santi; tema anche molto comprensibile visto che viviamo in un paese a maggioranza cattolica, e su questo soggetto ci sarebbe molto da dire.

Vogliamo chiarire subito una cosa; noi non solo non rinneghiamo ma al contrario teniamo in grande considerazione Paolo, Pietro, Giovanni, Stefano e tanti altri apostoli e martiri che hanno avuto un ruolo fondamentale nella storia della chiesa; sono dei modelli di fede e consacrazione, che si sono lasciati usare dal Signore per il completamento dei Suoi piani. Noi non possiamo che chiedere al Signore che ci dia lo stesso zelo, la stessa fede, lo stesso amore che avevano loro.

Semplicemente non li consideriamo “santi” nel senso cattolico del termine. Infatti, cosa dice la Scrittura, che entrambi riconosciamo come infallibile parola di Dio, a proposito dei santi? Essa non conosce l’esistenza di una classe di fedeli che hanno acquisito particolari meriti presso Dio, mediante la loro fede e le loro opere; fedeli che vengono riconosciuti dagli uomini prima beati e poi santi, dopo lunghi e complicati processi e dopo che si è constatato un miracolo avvenuto grazie alla loro intercessione; la Bibbia ci dice che, mediante il sacrificio di Cristo, sono santi tutti i credenti:

E tali eravate alcuni di voi; ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio!” (1 Co 6:11 e anche Eb 10);

Ma voi siete la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere meravigliose di lui che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua ammirabile luce” (1 Pi 2:9).

Paolo, nelle sue lettere, chiama santi tutti i cristiani:

Paolo, apostolo di Gesù Cristo per volontà di Dio, e il fratello Timòteo, alla chiesa di Dio che è in Corinto e a tutti i santi dell’intera Acaia” ( 2 Co 1:1);

Paolo e Timoteo, servi di Cristo Gesù, a tutti i santi in Cristo Gesù che sono a Filippi, con i vescovi e i diaconi” (Filippesi 1:1);

“…a quanti sono in Roma, amati da Dio, chiamati a essere santi, grazia a voi e pace da Dio nostro Padre, e dal Signore Gesù Cristo” (Ro1:7);

ora egli vi ha riconciliati per mezzo della morte del suo corpo di carne, per presentarvi santi, immacolati e irreprensibili al suo cospetto” (Col (1:22),

Ancora Paolo elogia Filemone per l’amore verso il Signore e verso tutti i santi, cioè verso i fratelli (Filemone 5); la parola greca qui usata è “hagios”, la stessa usata per lo Spirito (es. Gv 14:26) e per Dio (Gv 17:11). E’ il Signore, dunque, che, mediante il sacrificio della croce, ci ha fatto santi, cioè, secondo l’etimologia greca, “separati dal mondo”, e ci chiama a una vita santa, conforme ai suoi insegnamenti, separata dal male e consacrata interamente a Dio. Questa santità, però, proprio perché ci deriva da Cristo, non deve farci inorgoglire, perché noi non abbiamo nessun merito e dobbiamo sempre tenere a mente che, anche quando facciamo il nostro dovere, siamo solo “servi inutili” (Lu 17:10).

Tanti “santi” venerati dai cattolici sono stati effettivamente persone consacrate, che hanno dato il loro cuore a Gesù, ma è sbagliato pensare che abbiano acquistato dei meriti da riscuotere presso Dio a nostro beneficio, attribuire loro dei poteri di intercessione o di protezione, ritenerle dotate di poteri soprannaturali, invocarle in preghiera, prostrarsi davanti alle loro immagini, venerarne le reliquie.

La Scrittura, infatti, ci ammonisce che nessun uomo ha dei meriti di fronte a Dio: ci si salva solo per grazia mediante la fede. Se Paolo, Pietro, Giovanni, Stefano etc. oggi si trovano presso Dio, è in virtù del sacrificio di Cristo e della loro fede in Lui, e non certo per i loro meriti o opere. Nessuno è potuto andare al Padre grazie ai suoi meriti; in verità, il Catechismo parla di “meriti acquistati in terra mediante Gesù Cristo” (paragrafo 956), ma, secondo questa definizione, i “meriti” di un “santo” sono pari a quelli di qualunque altro credente perché poggiano entrambi sul Cristo e sulla sua opera.

Per quanto riguarda la venerazione dei santi, oltre all’esplicito comandamento di adorare solo Dio (Esodo 20:3), guardiamo come si sono comportanti i “santi”. Pietro afferma che nessun uomo deve essere adorato: “Mentre Pietro stava per entrare, Cornelio andandogli incontro si gettò ai suoi piedi per adorarlo. Ma Pietro lo rialzò, dicendo: «Alzati: anch’io sono un uomo!” (Atti 10:25-26). Paolo e Barnaba agiscono con veemenza quando la folla a Listra vuole offrire loro dei sacrifici (Atti 14:13-18). Paolo, in Romani 1:18-25, se la prende con i giudei e i pagani perché “hanno venerato e adorato la creatura al posto del creatore”.

Ancora, la parola di Dio ci insegna che adorare e prostrarsi davanti alle immagini dei santi è una palese violazione del 2° comandamento: “Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai.” (Esodo 20:4). Le immagini e le reliquie dei santi, di fatto, sono idoli, davanti a cui ci si prostra e si accendono ceri, che vengono portate in processione, che vengono considerate con ogni onore.

La Scrittura incoraggia l’intercessione di credenti per altri credenti, si pensi alle preghiere di Paolo per gli Efesini (Ef 1:15:23 e Ef 3:14-21), ma si tratta sempre di preghiere di un credente vivente, rivolte al Padre, a favore di altri credenti viventi, non di invocazioni rivolte a uomini morti secoli fa affinché intercedano presso il Padre od operino direttamente.

Nella Bibbia tutte le preghiere sono rivolte a Dio e a nessun altro, conformemente agli insegnamenti di Gesù (es.: Lu 11:9-13; Gv 14:13; 1 Gv 5:14).

Paolo ai Filippesi raccomanda: “non angustiatevi di nulla, ma in ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio in preghiere e suppliche, accompagnate da ringraziamenti” (Filippesi 4:6); dobbiamo far conoscere le nostre richieste a Dio direttamente, a quel Dio che “può, mediante la potenza che opera in noi, fare infinitamente di più di quel che domandiamo o pensiamo” (Efesini 3:20).

Abbiamo un solo protettore, che è il Signore (Sl 121:5-8) e un unico mediatore, Cristo, il nostro Avvocato (1 Ti 2:5; 1 Gv 2:1); perché dovremmo avere bisogno di intercessori, se Gesù ci ha insegnato, nel Padre Nostro, a rivolgerci a Dio chiamandolo appunto Padre o, meglio, papà (che meglio traduce il termine aramaico) in tono altamente confidenziale? Che bisogno abbiamo di intermediari se il Dio uno e trino dimora nel cuore dei credenti attraverso lo Spirito Santo? Perché dovrei pregare un uomo in cielo, fuori da me, quando posso parlare direttamente a Dio che è in me?

La chiesa primitiva non conosceva l’uso di invocare i santi morti (anche alla luce di Dt 18:10-12) affinché intercedessero per i vivi. Stefano ed altri cristiani erano già stati martirizzati quando fu scritto il Nuovo Testamento, eppure da nessuna parte è raccontato che a loro si rivolgessero delle preghiere e, per complemento, in nessuna parte della Scrittura vi è anche un solo verso che insegni che può pregare per noi chi ha lasciato questa vita.

Pregare i santi va anche contro il reale significato della preghiera: la preghiera non è solo un mezzo per chiedere qualcosa al Signore, perché, come ha insegnato Gesù, il Padre nostro sa le cose di cui abbiamo bisogno prima di noi e meglio di noi, ma è, soprattutto, un momento di comunione col Signore, un momento per parlare, ma anche per ascoltare quello che il Signore ha da dire al nostro cuore, per conoscere la sua volontà, per capire la sua Parola: sotto questa veste, la preghiera non può che essere rivolta a Dio, che in questo dialogo può anche farci cambiare idea sull’oggetto delle preghiere.

La venerazione dei santi non solo non aggiunge niente alla maestà di Dio ed al suo piano, ma toglie spazio a Colui che, solo, è degno di ogni lode, gloria e onore. Ne è una prova, per esempio, la devozione verso Padre Pio, al quale viene attribuita una funzione in qualche modo salvifica o di co-redenzione, indicando nelle sue sofferenze una partecipazione a quelle della croce e una condivisione dei pesi che Cristo ha dovuto sopportare per noi; ma il ritenere necessario che degli uomini, pii o santi quanto si vuole, debbano, per nostro beneficio, condividere pesi e sofferenze di Cristo equivale a dire che il sacrificio di Cristo non è stato sufficiente, non è stato unico, non è stato perfetto, come invece afferma inequivocabilmente la Scrittura (vedi Eb 7:25-27; 9:22,25-28; 10:12 o Ro6:9-10).

Che il Signore che ci faccia crescere sempre più spiritualmente, che apra la nostra mente alla Verità e ci dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per conoscerLo pienamente (Ef 1:17).

Share Button