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Alea jacta est

, 23 Novembre 2015

Nel 49 a.C., rientrando da una campagna militare in Gallia, Giulio Cesare giunse sulle rive del Rubicone, fra Cesena e Rimini, il fiume che segnava il confine tra la Gallia cisalpina e l’Italia vera e propria; era quindi il confine del territorio specificamente romano, che nessun militare poteva attraversare armato senza aver ricevuto autorizzazione del Senato. Dopo una breve attesa, visto che l’autorizzazione non arrivava, Cesare decise di attraversare comunque il fiume, pronunciando, secondo gli storici Plutarco e Svetonio, la celebre frase Alea iacta est, cioè il dado è tratto, la decisione è presa. Cesare sapeva che con quel gesto sarebbe divenuto a tutti gli effetti “nemico di Roma”, e infatti fu da qui che ebbe inizio la guerra civile.

Da questo celebre episodio è nato il modo di dire varcare il Rubicone nel senso di prendere una decisione importante, irrevocabile, definitiva, operando una scelta senza ritorno, disposti a pagarne le conseguenze.
Quante volte nel corso della nostra vita varchiamo i nostri personali Rubicone, ad esempio quando ci sposiamo o mettiamo al mondo dei bimbi o decidiamo in quale facoltà universitaria iscriverci o in che città andare ad abitare. Decisioni non sempre irrevocabili o definitive ma che comunque hanno impatti enormi sulla nostra vita e in quella di chi ci è vicino.

C’è un altro Rubicone nella vita di ognuno, un Rubicone che alcuni vedono solo da lontano, altri più da vicino; alcuni addirittura arrivano a bagnarsi i piedi, indugiano sulle rive ma poi, alla fine, decidono di tornare indietro.
Solo pochissimi decidono di attraversare il fiume che divide i salvati dai perduti, i figli di Dio da chi decide di rimanere nemico di Dio.
È un fiume che si può attraversare solo per fede, credendo al Vangelo, riconoscendo Cristo per chi Lui è, il vero Dio che si è fatto uomo per la salvezza degli uomini, l’unica Via che conduce a Dio e alla beatitudine eterna, l’Unico attraverso il quale possiamo ricevere il perdono dei nostri peccati.
È un Rubicone che ognuno di noi può guadare, perché il Signore nella Sua misericordia chiama chiunque, e che ognuno di noi deve guadare, se non vogliamo trascorrere l’eternità a pagare il prezzo dei nostri peccati, a raccogliere il frutto del nostro egoismo, del nostro orgoglio, della nostra avidità, del nostro rifiuto di adorare Dio e vivere a Sua gloria.

E’ un Rubicone dal quale non si può tornare indietro, come quello di Cesare, e d’altronde nessuno che lo abbia attraversato desidera tornare indietro.
Perché di qua, dalla parte giusta, si sta bene, si confida nelle sue promesse, nella Sua protezione, nel Suo amore. Di qua puoi vedere la gloria di Dio, puoi gustare la Sua presenza, puoi vedere le meraviglie che Dio compie per te, con te, in te.
Se non lo hai ancora fatto, getta quel dado, attraversa il Rubicone. Come Cesare non te ne pentirai.

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