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Stephen Hawking

, 15 Marzo 2018

Il 14 marzo è scomparso un grandissimo scienziato e ottimo divulgatore scientifico, nonché un esempio di forza, coraggio, determinazione per come ha vissuto e combattuto con, e contro, una malattia terribile. Eppure, una delle menti più brillanti del nostro tempo non ha compreso la verità più semplice e importante.

Stephen Hawking infatti si è sempre orgogliosamente dichiarato ateo. A lui (vedi ad esempio qui) sono state attribuite frasi come: “non esiste paradiso o aldilà, quella è una favoletta per le persone che hanno paura del buio” o “Dio è il nome che le persone danno alla ragione di esistere”; o ancora “prima di comprendere la scienza, è naturale credere che Dio abbia creato l’universo. Ma ora la scienza offre una spiegazione più convincente”.

Non voglio neanche provare a immaginare l’incontro di Hawking con il suo Creatore. Non voglio farlo perché quello che lo attende, in base a quanto lui stesso ha creduto e professato mentre era in vita, è un destino tremendo. La Bibbia è infatti inequivocabile: chi rifiuta di credere al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimane su di lui (Giovanni 3:36).

Allora, parafrasando Marco 8:36, viene da chiedersi: a che giova la sapienza, il successo, la fama, il denaro, a che giova aver scritto libri, inventato e dato il proprio nome a teorie scientifiche, ispirato scienziati e uomini comuni se l’uomo perde l’anima sua? A che giova avere il quoziente di intelligenza più alto di tutti se non capisci, o non ammetti, che quella intelligenza non è che un dono del tuo Creatore?

 

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