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Ho avuto la benedizione di nascere in una famiglia
di credenti e di crescere secondo gli insegnamenti del Signore.
Fin da piccolo ho ascoltato la Sua parola: a casa, alla scuola
domenicale, ai campi evangelici.
Ricordo perfettamente che a 8 anni accettai il Signore come mio
personale salvatore e lo scrissi sulla mia prima Bibbia. Frequentavo
la Chiesa e intanto crescevo. Amavo gli insegnamenti che ricevevo
alla scuola domenicale: la vita di Gesù, le parabole, i miracoli,
Sansone, Davide e Golia…
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Gli anni passano e arriva l’adolescenza e sempre più ascoltavo la sua
Parola, gli insegnamenti in Chiesa, frequentavo le riunioni di preghiera
e parlavo di Gesù agli amici anche se a volte mi prendevano in giro.
Ciò nonostante non avevo paura di parlare di Lui. Ricordo che una volta,
ero in 3° media, l'insegnate di religione (un prete) mi buttò fuori
perché avevo detto, citando un versetto, che Gesù aveva dei fratelli
e che tutti siamo santi se crediamo in Lui.
Purtroppo in quegli anni una vicenda mi segnò profondamente: alcuni
comportamenti da parte di persone molto vicine alla mia gamiglia lasciarono
in me molta perplessità e delusione e, colpa anche la mia giovane età
e la mia immaturità, imputai quanto accaduto al Signore, ad un Suo errore,
invece di capire che chi aveva sbagliato, chi aveva mancato, era stata
la natura peccaminosa dell’uomo, non il Signore.
Smisi di frequentare la Chiesa (o quasi). Percepivo che dentro di me
qualcosa non andava: quel fratello non mi piaceva per quel motivo, quell’altro
era strano, quello nascondeva qualcosa secondo me… insomma mi sembrava
tutto brutto e sbagliato. Mi allontanai così piano piano, ma definitivamente
dalla Chiesa, anche se non completamente dal Signore. Lo temevo, a tavola
pregavo, partecipavo a casa alle letture familiari e alle conversazioni,
ma era più un obbligo che un piacere. I miei notavano ciò e mi domandavano
cosa non andasse in me, perché mi fossi allontanato, ma a me quei discorsi
davano fastidio. Sì, ogni tanto avevo qualche slancio, mi capitava talvolta
di sentire qualcosa che mi scuoteva o mi faceva commuovere, e dicevo:
“Devo ascoltare il Signore, mi sta parlando!”, ma di lì a poco, tornato
alla solita routine, tutto svaniva.
Sono sempre stato un leader, una guida, uno che sta sempre al centro
del gruppo, uno a cui chiedere consiglio, uno su cui appoggiarsi. A
scuola e con gli amici ero quello che, “tiene banco”, avevo il dono
di saper parlare, di comunicare, per le mamme dei miei amici ero il
classico bravo ragazzo.
Gli anni passano ancora e io mantengo per tutti l’appellativo di bravo
ragazzo, educato, affettuoso in famiglia, mi davo da fare con lavoretti
e per essere indipendente economicamente, ero bravo a scuola e rispettoso
con i miei genitori, ma nel buio della mia cameretta non mi sentivo
a posto, ero falso con me stesso, avevo il piede in due staffe e mi
vergognavo troppo per rivolgermi al Signore. Finiscono le scuole superiori
e inizia l’Università e si allarga il giro delle conoscenze e delle
esperienze.
Ho frequentato strane compagnie e ho visto di tutto, gente che beveva,
che si drogava per cercare un’esperienza da sballo, per andare fuori
di testa qualche ora, gente che bestemmiava, che cercava il proprio
interesse, gente falsa all’occorrenza, superficiale, comportamenti del
tutto normali per il mondo, e io ringrazio davvero il Signore per non
avermi fatto cadere in quelle trappole come l’alcool o la droga. Anche
se mi ero allontanato, Lui mi ha sempre protetto. In Genesi 28:15 il
Signore dice “Io sono con te e ti proteggerò dovunque tu andrai
e ti ricondurrò in questo paese perché Io non ti abbandonerò prima di
aver fatto quello che ti ho detto”.
Frequentavo quel mondo per non ritrovarmi solo, per appartenere ad un
gruppo, anche se tante cose non mi piacevano e non le accettavo. Non
ho mai nominato il nome di Dio invano e ho sempre risposto di sì se
mi chiedevano se credevo in Cristo, ma tanti comportamenti sbagliati
cominciavo ad assumerli e, come spesso succede a forza di frequentare
certi posti, vedere certe scene, sentire certi discorsi, inizi piano
piano a conformarti. Quasi senza accorgermene ero diventato così anch’io:
arrogante, presuntuoso, superficiale, bugiardo.
Ma quando si discuteva del Signore e c’era chi diceva che non credeva,
o era ateo o buddista o confuso, io sapevo bene cosa dire; gli insegnamenti
li avevo uditi e quando si parlava e la gente esordiva con “Secondo
me...”, “A mio parere...”, “Ho sentito dire che...” io rispondevo citando
la Bibbia e argomentavo con tanti versetti temi quali la venuta del
Signore, la salvezza per fede e non per opere, la non esistenza del
purgatorio, Maria, i santi, Padre Pio, la confessione al prete, i testimoni
di Geova… ma ricordo bene il giorno che una persona all’Università mi
disse “Parli bene tu, sai un sacco di cose su Gesù e sulla Bibbia,
ma com’è che ti comporti in tutt’altro modo?!?”. Lì per lì
la risposta giusta non mi mancò per metterlo a tacere, ma a casa quelle
parole furono peggio di un pugno, mi sentivo un bluff, falso e ipocrita.
Dopo qualche giorno di amarezza e di vergogna però tutto passò… avevo
imparato a scrollarmi dalle spalle certi pensieri.
Ci sono stati però altri momenti e situazioni che mi portavano a riflettere
su me stesso, dicevo “Basta! Devo decidermi da che parte stare! Devo
dare la mia vita a Lui!”, ma questo entusiasmo durava poco e mi ritrovavo
di lì a poco in quel mondo nel quale dovevo mantenere il mio ruolo…
"cosa avrebbero pensato gli amici"?
Appena laureato avevo già programmato tutta la mia vita: lavoro, una
ragazza, una famiglia ed una casa, la macchina, le vacanze, era tutto
un “Farò così, farò colì”….non pensavo più al Signore, o comunque molto
poco. La "gente di chiesa", con quei loro pensieri di dipendenza
da Dio mi davano fastidio, "Sono io che decido della mia vita,
sono forte e farò tutto da solo perché ne sono in grado!”, dicevo.
Ma il Signore aveva in serbo una bella lezione per me:
tutto cominciò ad andare storto, il lavoro scarseggiava (sono un fisiatra),
i pazienti erano pochi, c’era poco giro e il passaparola era lento,
i medici come nessun altro mi mandavano dei clienti. Anche a casa era
spesso una discussione sul rapporto avevo (o meglio , non avavo) con
il Signore. La mia ragazza dell’epoca mi tradì, ferendo il mio orgoglio
di maschio, ma più tutto andava male, più io me la prendevo con il Signore
e dicevo: “Ah, sì?!? E io continuo a fare da solo, di testa mia!!”,
ma più dicevo così, più mi sforzavo e più ogni giorno andava peggio.
Mio padre, nelle nostre passeggiate serali con il cane, mi diceva: “Simone,
Simone, il Signore ti vuole parlare, ascoltaLo!”, ma io testardo e orgoglioso
non volevo piegarmi a Lui. Ma come sappiamo il Signore Gesù fece calmare
le acque del Mar di Galilea e quindi che difficoltà avrebbe avuto nel
piegarmi? E così fu! Un giorno anche gli ultimi 4 pazienti mi lasciarono
per vari motivi. Tutto mi era caduto addosso. Ero davvero in ginocchio.
Era un venerdì e come al solito mi cambiai per andare a cena e poi a
ballare con gli amici, ma quella sera tutti quegli atteggiamenti sbagliati,
le persone che bevevano, le imprecazioni, le bestemmie, i discorsi sui
soldi, sulla moda, i commenti sulle ragazze, cominciarono a darmi fastidio.
Ogni cosa che il mio occhio vedeva e il mio orecchio udiva era come
una bastonata, un rumore assordante.
Stanco di quell’ambiente tornai a casa prima, era notte fonda, piansi
e dissi “Ok, Signore, hai vinto Tu! Tu sarai la guida
della mia vita! Io voglio vivere secondo i Tuoi insegnamenti. Non sarà
più un 'Io farò, io dirò', ma un Tu mi dirai, Tu mi darai!”.
Da quel giorno tutto cominciò a cambiare in me e intorno a me, il lavoro
riprese a pieno ritmo, meglio di quanto potessi mai immaginare. Ho cominciato
a prendere la Bibbia in mano e a leggerla. Pregavo e mi rivolgevo spesso
al Signore, chiedendoGli aiuto e consiglio. Ho continuato purtroppo
a commettere degli errori, spesso sbagliavo. Ma quando sbagliavo il
Signore mi parlava, mi riprendeva e io in preghiera Gli chiedevo di
aiutarmi ad essere più forte, più ubbidiente. È stato molto buono con
me!
Gli ho chiesto una persona da avere al mio fianco, con la quale costruire
una famiglia e fare qualcosa per Lui. Lui mi ha dato molto di più di
quello che avevo chiesto nelle mie preghiere, ha messo sulla mia strada
Margherita. Lei credeva, anche se confusa o con dei concetti non corretti
su Dio, così io ho potuto parlarle del Signore, del piano della salvezza,
del Suo amore per noi. E più lei capiva e il suo cuore si apriva al
Signore, più io mi avvicinavo a Lui, abbandonando in maniera definitiva
il vecchio me stesso. Sono stato uno strumento nelle Sue mani, più Lui
mi dava le parole giuste per parlare a lei, più il mio cuore si riempiva
del Suo amore, dei Suoi insegnamenti.
Il Signore è stato più buono di quanto io meritassi, mi ha concesso
un altro miracolo. Mi ha dato una seconda possibilità e io ora non voglio
sprecarla.
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