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Storie di vita ...e di fede
Margherita...

Mi chiamo Margherita, sono di Modena. Sono stata educata dai miei genitori secondo la tradizione religiosa del nostro paese, in base alla quale ho seguito il catechismo e ho ricevuto i sacramenti più perché “era giusto che fosse così” che non per una reale convinzione di fede… fino alla cresima era bene che frequentassi la chiesa, poi avrei potuto fare liberamente la mia scelta, anche di allontanarmi da essa….

E infatti è andata proprio così. Finito il catechismo dell’obbligo mi sono allontanata da un contesto che non sentivo mio, che non mi trasmetteva nulla. Non conoscevo il Signore, non Lo capivo, non Lo sentivo e non Lo ascoltavo, non leggevo la Bibbia e Gesù non era un amico per me. Mi chiedevo come mai molti di quelli che erano i Suoi portavoce, come il catechista o il prete, mi incutessero addirittura timore. Ero affezionata a mia mamma e alla mia suora e per non deluderle mi atteggiavo da brava cristiana… ma vivevo per il mondo. Al prete confessavo una volta ogni tanto i soliti 2 o 3 peccati; la confessione per me era una seccatura mentre erano un proforma le 3 preghiere da recitare per penitenza una volta ottenuta l’assoluzione.
Poi c’è stato un cambiamento: a 16 anni mi trovarono un tumore per cui fui operata d’urgenza. I miei genitori non mi resero partecipe della gravità, quindi per me fu tutto sommato un periodo sereno. Solo dopo un mese seppi che mi avevano tolto un tumore, ma che dal tessuto che mi avevano rimosso era del tutto scomparso. Mentre mio padre accusava i medici di incompetenza, mia madre, che nel frattempo si era riavvicinata alla religione, pensò che il Signore avesse operato un miracolo, grazie però all’intercessione di un santo.
Del miracolo nemmeno io avevo dubbi, così mi riavvicinai alla chiesa, ma purtroppo, dopo un periodo di innamoramento ripresi, nonostante i miei sforzi, a non sentirmi parte di essa: pregavo solo nei momenti di grave difficoltà, per conto mio, piangendo e trovando poco conforto. I miei peccati e gli errori che si accumulavano nella mia vita mi pesavano come macigni e mi facevano pensare di non meritare nulla, di non potermi permettere di fare delle richieste al Signore, perché le mie opere buone erano troppo poche. Confrontandomi con gli altri però tutto sommato non mi vedevo tanto male, così non cercai di approfondire un conforto spirituale.
La mia vita però non andava come volevo: ero inquieta, impulsiva, di facili entusiasmi… vivevo per quello che poteva pensare la gente, per quello che si aspettava da me, sentivo molto il giudizio degli altri e così, cercando di sentirmi amata, non mi ci sentivo mai abbastanza. Accumulavo insicurezze per il mio non sentirmi all’altezza nella vita, nei rapporti con gli altri, nel lavoro, nell’aspetto fisico. Volevo sentirmi realizzata, il che per me significava costruire una famiglia, ma a quel momento non c’era alcuna prospettiva. Così per dare comunque una svolta alla mia vita, per costruire qualcosa imparando a cavarmela da sola, andai ad abitare con una mia cara amica e, per guadagnare qualcosa in più, il venerdì sera trovai un lavoro di barista-cassiera in una discoteca.
Quello fu un periodo in cui si radicarono in me due sentimenti opposti: da un lato la soddisfazione di cavarmela da sola e di essermi conquistata la mia indipendenza, dall’altro la solitudine che inevitabilmente ne derivava. Non mi sentivo guidata, mi ero allontanata dai miei genitori che vedevo pochissimo, in discoteca vedevo situazioni deprimenti e mortificanti, mi sono ritrovata a letto di notte da sola a piangere senza riuscire a rivolgermi al Signore serenamente; quando lo facevo il senso di colpa e di inadeguatezza verso un Signore così grande e potente era troppo pesante.

Qualche tempo dopo, sempre in discoteca, il Signore mise sulla mia strada una persona, Simone, che è ora mio marito, offrendomi la risposta a tutte le mie preghiere e molto molto di più. Una delle sue prime domande fu “tu credi in Dio?”. Io risposi che sì, credevo, ma a modo mio, come fanno tante persone che non si riconoscono al 100% nella chiesa e che quindi si costruiscono una loro fede, un po’ allo sbando, con qualche linea guida presa dagli insegnamenti biblici, ma molta libertà di giudizio e valutazione sulla vita e sul mondo, e soprattutto una scarsissima conoscenza del Signore.
Simone seppe leggere dentro il mio cuore più di qualunque altra persona, mi comprese senza conoscermi, vide chi potevo essere se solo avessi avuto la luce del Signore a guidarmi, e credette in me. Ci siamo innamorati quasi come in una favola. Da subito mostrammo una grandissima intesa e complicità e parlavamo tanto del Signore, nessuna occasione veniva sprecata, leggevamo e facevamo insieme tante riflessioni. Quando parlavamo ero sempre combattuta: da un lato mi accorgevo che lui aveva trovato nella Bibbia tutte le risposte alle mie perplessità sulla fede, tutti i modelli di vita per evitare quei comportamenti che lasciavano solo vuoto e amarezza, e lo amavo ancora di più anche per questo; dall’altro mi indispettivo e mi turbavo perché mi ritrovavo sempre a dover mettere in discussione la mia vita, mi ritrovavo sbattuta in faccia l’amara realtà dei fatti; ero una peccatrice, non ero una buona cristiana, nella mia vita giustificavo tanti atteggiamenti sbagliati.
Quello fu un periodo di transizione particolare e anche doloroso perché mi isolai dal mondo a cui appartenevo, mi allontanai dai miei amici e dalle persone che mi avevano sempre circondato perché dovevo fare chiarezza. Purtroppo le mie amiche ne soffrirono, quasi tutti incolparono di questo mio atteggiamento Simone e il mio legame con lui; lui però non c’entrava, io capivo che la mia vita doveva cambiare, ma non ero forte abbastanza per sostenerlo davanti a tutti, soprattutto perché non sapevo come fare.

Nel frattempo avevamo deciso di sposarci con rito evangelico e di frequentare un corso di preparazione al matrimonio, anche se io non ero affatto convertita.
Ero abbastanza preoccupata perché, anche se avevo imparato a conoscere i veri insegnamenti del Signore e mi ero avvicinata alla fede evangelica non riuscivo a parlare in prima persona, avevo ancora tanti dubbi e il mio cuore non rispondeva sicuro alle domande sulla mia fede.
Quando Simone ed io andammo al primo incontro, il conduttore del corso, Franco, mi parlò del piano della salvezza di Dio per l’uomo; lo fece in modo serio ma premuroso, leggendo tanti versetti della Bibbia, spiegandomeli e facendomi riflettere su essi, mi illustrò come l’uomo sia peccatore per natura e come, dato che Dio è santo e perfetto, si trova inevitabilmente separato da Lui e nessuna opera lo può far riavvicinare…questo era esattamente ciò che provavo dentro: inadeguatezza, miseria, sconforto, sfiducia. Poi però mi disse anche che Dio vuole la salvezza dell’uomo, perché lo ama, e lo ha amato a tal punto da sacrificare nel modo più doloroso possibile il Suo unico figlio Gesù addossandogli tutti i peccati di tutti gli uomini, e che se si crede in questo, se si riconosce Gesù come salvatore, si ha la vita eterna.
Lo trovavo un discorso bellissimo, coerente, anche semplice da capire, ma tentennavo e restavo in silenzio perché nel mio cuore non mi sentivo degna di tanto amore, non credevo possibile un dono così grande, insomma mettevo in discussione la bontà di Dio, o almeno di potermela meritare. E Simone, rivolgendosi a Franco, disse una cosa che mi toccò profondamente: “…perché lei, e non capisco perché non te lo stia dicendo, non si sente all’altezza, non crede di meritare la salvezza!” …insomma, ancora una volta aveva letto nel più profondo dell’animo. Iniziai a piangere, e appena dopo avere sperimentato l’amore grandissimo che Simone provava per me, mi fu chiaro anche quanto di più mi poteva amare il Signore. Fu un momento incredibile; quando Franco mi chiese se credevo che il Signore mi avesse perdonata e salvata, fu come se le parole mi uscissero direttamente dal cuore… avvertivo come se le mie orecchie ascoltassero quelle parole senza che la mia mente le avesse pensate.

Da quel momento la mia vita è cambiata.

Ho dentro una gioia, una serenità, una pace, una sicurezza mai provate perché sono consapevole e ho l’amore più grande a cui qualunque essere umano possa aspirare, quello di Dio e per Dio. Lo sento sempre al mio fianco, avverto la Sua presenza che mi guida e mi protegge; appena posso leggo la Sua Parola e non mi basta mai perché in ogni parola trovo un insegnamento, una guida, un sollievo, un conforto, per affrontare ogni situazione che la vita può riservare, e da questo capisco quanto siano grandi la saggezza di Dio e l’amore che Lui prova per l’uomo. Nel Salmo 119 versetto 105 ho letto “la Tua parola è una lampada al mio piede e una luce sul mio sentiero” e per me è così; mi sento guidata dal Signore, protetta, al sicuro.
Voglio essere uno strumento nelle Sue mani senza provare a capire o giudicare ma sicura che ogni cosa che il Signore fa è per un intento di bontà. Del Suo amore non dubito, perché senza non posso vivere e perché il ricordo delle sofferenze patite da Gesù per me è una costante conferma.
Sono stata già messa alla prova con qualche momento difficile e per me il Signore è stato un sostegno grandissimo e mi ha mostrato come Lui possa prendersi cura di me.
Se sbaglio non piango più da sola nel mio letto con un senso di vuoto nel cuore, ma mi rinforzo grata del suo amore che mai verrà meno.
Se guardo la mia vita e trovo delle cose positive, so che sono tutti doni che ho ricevuto da Lui e mi rendo conto che sono davvero tante le benedizioni di cui mi riveste sempre. So che il Signore ha un disegno per me e desidero vivere la mia vita per Lui, desidero che la mia vita sia una testimonianza dei suoi insegnamenti. Non mi spaventano il domani e le prove della vita perché mi guiderà tenendomi nella Sua mano in attesa di essere al Suo fianco nella vita eterna.
Ho sempre nel cuore tutte le persone, accanto a me e non, che ancora purtroppo non conoscono il Signore, che dubitano della Sua bontà, come facevo io, e che vivono una vita limitata ai piaceri e anche alle disgrazie del mondo e si perdono la consolazione che solo il Signore può dare. Le mie preghiere a Lui sono perché si compia in me ciò che Gesù ha detto “voi siete la luce del mondo…non si accende una lampada per metterla sotto un recipiente; anzi la si mette sul candeliere ed essa fa luce a tutti quelli che sono in casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone azioni e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli” (Mt 5:14-16).


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