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Storie di vita ...e di fede
Elena

Il percorso della mia conversione comincia nel 2006, quando, concluso il periodo da catechista nella parrocchia che frequentavo, mi sono trovata faccia a faccia col Signore dicendoGli: "Finito il catechismo comincia il gruppo post-cresima, ma, Signore, io voglio essere sincera con Te e dirTi che non me la sento di educare dei ragazzini, parlare loro di Te quando in realtà, io per prima non ti ho ancora conosciuto. Prima di parlare agli altri di Te, vorrei conoscerTi". Queste furono le mie parole di allora. E il Signore non tardò molto a farsi conoscere.

Nei mesi a seguire fui meno regolare nel cercarLo, lo facevo solo quando mi capitava. Furono mesi in cui il mio dialogo con Lui si faceva sempre più rarefatto, saltuario, finché misi addirittura in dubbio la Sua esistenza. Quando ci si allontana dalla Sua presenza inevitabilmente ci si raffredda nella Fede; il proprio "io", che vuole essere il protagonista della scena, e il nemico della nostra anima, Satana, fanno di tutto per rendere difficile la relazione con il Signore.
In quel periodo infatti avevo altre priorità e avevo lasciato la fede a piani più bassi.
Non sono stata molto diversa dal figlio prodigo e, presa la mia parte di ricchezze, mi ero allontanata dalla casa del Padre per andare a divertirmi e a spenderle come volessi io. Ho potuto sperimentare la ''vita'' di quel figliolo che spendendo le ricchezze del padre si stava ritrovando sempre più impoverito. Non parlo di denaro, parlo di scialaquare benedizioni, di sentirsi poveri spiritualmente perché lontani dalla casa del Padre, dove, non avrei mai perso, anzi avrei sempre ricevuto infinite benedizioni; stavo provando l'aridità di una vita senza Dio, in cui mi ritrovavo con i vestiti logori a fare "la guardiana di porci".
Ebbene, il Signore si è servito di quel momento per rivelarsi nella sua grandezza, per rivelarmi la mia piccolezza, per umiliarmi e per mostrarmi il suo amore.
Vi ricordate come continua quella parabola? La prendo da Luca 15, 18-20: "Egli (il figlio) si levò e andò da suo padre. Ma mentre era ancora lontano, suo padre lo vide e ne ebbe compassione; corse, gli si gettò al collo e lo baciò". Il Signore è stato quel Padre misericordioso che mi vide da lontano e si gettò al mio collo.
Lui ci tende la mano in tutti i momenti, nella gioia e nella difficoltà, e alcune situazioni le permette per ammorbidire i cuori più duri.

Dunque, durante quel periodo di inaridimento spirituale, il Signore si è rivelato. In un momento preciso mi ha parlato. Non con una frase lunga o complicata, né tanto meno austera, ma con una parola sola: AMAMI! Non si è trattato di un sogno, perché ero sveglia, né di una voce dell'io perché altrimenti avrei finito per amare me stessa, da quel momento ho cominciato ad amare il Signore.
Ero meravigliada di come quella parola era arrivata così, nel silenzio, un momento dopo aver detto al Signore: ''Ok, Signore, tu mi stai dicendo AMAMI, ma se intendi che io diventi suora, ti dico che ora non me la sento proprio. Magari più avanti, per adesso ristabiliamo e fortifichiamo la nostra amicizia e conoscenza". Naturalmente l'AMAMI non c'entrava nulla col farsi suora, voleva dire semplicemente ma profondamente: AMAMI.

A posteriori poi mi sono ricordata di un paio di frasi dette qualche mese prima. ''Signore, io vorrei conoscerti, rivelati'', a ancora: ''Dio, mi sembra di poter vivere bene anche senza di te, io sono autosufficiente e non ho bisogno di Te. Comunque, se prorio ci sei, fai un colpo''. E quel colpo è arrivato: il Signore mi ha mostrato l'aridità di una vita senza di Lui, mi ha fatto vedere la mia povertà, mi ha detto "AMAMI". Da quell'AMAMI è cominciata la nostra amicizia. Che grande gioia!

La mia conversione era ad un punto centrale. Fin da piccola avevo sempre sentito parlare del Signore, ma quell'incontro personale così ravvicinato, a tu per tu con Gesù non l'avevo ancora avuto. Quando è avvenuto, l'emozione è stata grande. Ma non è finita qui.

Nei mesi a seguire ho sperimentato maggiormente la sua presenza, e passo passo cominciavo a crescere insieme a Lui. Ma il Signore voleva portare luce anche sul suo sacrificio, affinché comprendessi nel profondo anche quello.
Ogni tanto leggevo i Salmi e comprendevo che essi parlavano della condizione dell'uomo che prega il Signore nella disfatta e nella gioia, che Lo loda e a Lui si rivolge per ogni cosa.
Ricordo ancora una sera in cui gridai al Signore esattamente come è scritto nel salmo 18: "Nella mia angoscia invocai l'Eterno e gridai al mio DIO; egli udì la mia voce dal suo tempio, e il mio grido pervenne davanti a Lui, ai suoi orecchi. Egli dall'alto stese la mano, mi prese e mi trasse fuori dalle grandi acque".
Quell'angoscia è la condizione del peccato, che viene cancellato riconoscendo pienamente l'opera di Gesù sulla croce.
Non ricordo dettagliatamente le mie parole, ma tramite quel grido si abbatté completamente il muro del peccato che divide l'uomo da Dio. Ora il Signore voleva rivelarmi la centralità del sacrificio di Gesù, la sua Pasqua di resurrezione. Ricordo che dopo quel grido i miei occhi finalmente vedevano, erano tersi, splendevano di una nuova luce.
Fu poi proprio nel periodo pasquale che vivetti la Pasqua di Gesù, la sua morte e resurrezione e, tramite il mio percorso spirituale dei mesi precedenti, compresi nel profondo, PER RIVELAZIONE, che il Signore è morto sulla croce per riscattarmi dal peccato, che Lui stesso si è caricato una volta per tutte del mio peccato. Come dice Isaia 53, 4-5: "Egli portava le nostre malattie e si era caricato dei nostri dolori; Egli è stato trafitto per le nostre trasgressioni, schiacciato per le nostre iniquità; il castigo per cui abbiamo la pace è su di Llui, e per le sue lividure noi siamo stati guariti".
Gesù si è sacrificato per me, è morto ed ha vinto sulla morte con la resurrezione. "Poiché dunque i figli hanno in comune la carne e il sangue, similmente anch'egli ebbe in comune le stesse cose, per distruggere, mediante la sua morte, colui che ha l'impero della morte, cioè il diavolo, e liberare tutti quelli che per timore della morte erano tenuti in schiavitù per tutta la loro vita" (Ebrei 2, 14-15).
E nella Sua perfezione, Gesù, che è Dio, si è immolato per me, per salvarmi, è morto ed è risorto. Io credo questo.
Quando poi, qualche tempo dopo, ho cominciato, guidata dallo Spirito Santo, a leggere la Parola con più regolarità e continuità, e ho compreso che tante cose che avevo vissuto in prima persona, che sono state i passi della mia conversione, sono scritte nella Bibbia.

Leggere la Parola è inoltre fondamentale perché il Signore ci parla, parla al nostro spirito, per mezzo di essa ci fortifica, ci ammaestra. La su Parola ispirata contiene gli insegnamenti che il Signore vuole che mettiamo in pratica.

"Tu però persevera nelle cose che hai imparato e nelle quali sei stato confermato, sapendo da chi le hai imparate, e che sin da bambino hai conosciuto le sacre Scritture, le quali ti possono rendere savio a salvezza, per mezzo della fede che è in Cristo Gesù. Tutta la Scrittura è divinamente ispirata e utile a insegnare, a convincere, a correggere e a istruire nella giustizia, affinché l'uomo di Dio sia completo, pienamente fornito per ogni buona opera" (2 Timoteo 3, 14-17).

Il Signore ci parla attraverso la Sua Parola. Ascoltiamo ciò che ci vuole dire.


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