Più che sulle Sacre Scritture, si rischia di sfogliare il gossip:
«Dopo la storia della mia astinenza sessuale prima del matrimonio
- racconta ancora - in molti sono venuti da me, stupiti, a chiedermi
come davvero la pensassi. In che cosa credessi davvero». Perché
«il tema delle donne, alla fine, è un filo rosso che a tavola,
tra maschi, ritorna di frequente e tiene banco. Ma gli altri discorsi,
magari le macchine, i soldi, i videogiochi per ingannare il tempo,
a me non interessano, e proprio per questo posso sembrare, anche
a loro, a volte, un po' distante, distaccato». Un profeta «nel
regno dell'effimero», dove «l'unico metro di giudizio è l'apparenza».
Quasi diventi eremita: «Mi sono reso conto, in questa mia crescita
spirituale, che nel calcio non c'è posto per Dio e soprattutto
c'è troppo poco coraggio di uscire allo scoperto e dire cosa si
pensa. Fa più comodo essere uguali agli altri, forse per non avere
problemi, per non essere presi in giro». Al massimo, si arriva
a «qualche battuta sulla mia castità, magari scherzosa, senza
malizia, ma che è arrivata». Un mondo dove «non si scappa dalla
routine del già detto, dell'apparenza», può essere solo un luogo
di lavoro.
Nicola ha allora iniziato a frequentare altri ambienti, incontrando
i «fratelli» di fede, a partecipare a iniziative di solidarietà,
ad ascoltare le storie dei più deboli. Ambienti «dove posso esprimere
quello che sono e che penso in piena libertà». Difficile farlo
con i compagni: «Ma non solo alla Juventus: credo che chiunque,
in qualunque squadra, si troverebbe in difficoltà a voler parlare
di preghiera».
Come nel libro precedente, Legrottaglie parla anche di amore,
sesso, aborto, tra citazioni, lunghe e numerose. Dalla pillola
Ru486 («Un grave affronto alla vita») a una visione della scienza
vagamente oscurantista: «Il porsi continuamente domande, il volere
per forza andare indietro fino all'origine, spiegare, tentare
con ogni mezzo di dimostrare tutto, porta soltanto a maggior confusione».
Fino a una disputa tra creazionismo ed evoluzionismo che farebbe
saltare sulla sedia qualsiasi studente delle medie: «Gli evoluzionisti
sono talmente razionali che continuano a porsi domande, una dopo
l'altra a ritroso, tutta una serie di perché, di come, di dove,
quando… poi arrivano al punto che sì, l'uomo discenderà pure dalle
scimmie, e le scimmie a loro volta da qualche altro essere animale.
Ma questi animali da dove arrivano? E all'inizio il big bang,
dicono loro. E prima, allora?» Risposta: «A me sta bene la creazione
discesa da un Creatore che è Dio, fatta in sette giorni, proprio
come sta scritto nella Genesi».
di: Massimiliano Nerozzi
da: lastampa.it
data: 16 marzo 2010
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